Lars e una ragazza tutta sua

"A volte è così rassicurante essere abbracciati da qualcuno, non credi? È così bello!

Non è bello-per niente. Fa male.

Come un taglio?

Come un ustione. Come quando sei in mezzo alla neve, non senti più i piedi, rientri in casa e ti si scongelano".


Lars Lindstrom ha ventisette anni e un’inesistente vita sociale. Sociofobico e patologicamente timido, vive in una piccola cittadina del Wisconsin, nella dependance accanto alla casa del fratello Gus e della cognata. Per lui è estremamente difficile intrattenere qualsiasi rapporto sociale con la comunità e anche con i suoi stessi parenti: passa la maggior parte del suo tempo in casa da solo; va a messa la domenica ma scappa a casa correndo per non dover parlare con le persone, ignora le frivole chiacchere dei colleghi in ufficio.


La cognata Karin, molto preoccupata di questo suo isolamento, tenta varie volte di invitarlo a cena a casa loro e ci riesce soltanto quando, una sera che Lars sta rientrando in auto dal lavoro, gli si mette letteralmente davanti bloccandogli il passaggio. Ma anche qui Lars è a disagio: non mangia quasi nulla e non vede l’ora di potersi alzare dal tavolo e andare a casa.

Un giorno però le cose sembrano essere cambiate: Lars si presenta a casa del fratello annunciando di aver trovato la ragazza perfetta, conosciuta su internet. Gus e Karin, entusiasti della notizia, non vedono l’ora di incontrarla. Rimangono però letteralmente scioccati quando Lars porta a casa loro Bianca, una bambola in silicone a grandezza naturale e anatomicamente perfetta.



Nella testa di Lars, Bianca è una ex-missionaria di origini brasiliane e danesi (per questo parla poco l’inglese) ed è costretta su una sedia a rotelle - un particolare interessante, che può far pensare ad una identificazione del giovane con la sua stessa parte malata, incapace di muoversi.

Gus e Karen non sanno davvero come comportarsi e decidono di rivolgersi ad uno specialista. La bizzarra, ma molto credibile, dottoressa di famiglia (con una laurea in Psicologia) ipotizza che Lars possa soffrire di disturbo delirante e suggerisce loro di trattare Bianca come se fosse reale, invitandoli ad assecondare i comportamenti e le richieste del ragazzo e cercando di attivare il loro principio di responsabilità.

D’altronde per Lars Bianca è assolutamente vera e questo è forse l'unico modo per aiutarlo a trovare un equilibrio stabile ed uscire dalla realtà distorta che si è creato.

In una gara di solidarietà, tanto assurda quanto funzionale, si mobiliterà l'intera cittadina per assecondare il ragazzo, trattando Bianca come una persona normale.


Sicuramente una situazione estrema e irrealizzabile nella vita reale, ma in questo film funzionale per dimostrare - anche attraverso un’assurdità - quanto il ruolo della comunità possa essere fondamentale per l’individuo e anche per sé stessa. Con una buona dose di ironia infatti sarà proprio Bianca ad aiutare la comunità ad aprire le proprie limitate vedute.

Quando poi Lars si reca dalla dottoressa per curare Bianca, colpita da “una strana malattia”, la bambola si trasforma in un alter ego, che da voce a tutti i problemi mai raccontati del giovane: vengono così allo scoperto traumi e paure con le quali il ragazzo era costretto a convivere e che lo hanno portato ad attuare questi pesanti meccanismi difensivi. La decisione stessa di stare con una bambola è l’ennesimo modo per isolarsi ed esplorare le relazioni senza alcun rischio di sofferenza. In realtà, e paradossalmente, anche questa relazione avrà le sue complicazioni: geniale è la scena in cui Lars e Bianca litigano in auto, e anche lo spettatore si ritroverà spesso a dimenticarsi che Bianca sia in realtà soltanto una bambola.


Nella parte conclusiva della pellicola assistiamo infine al momento in cui la bambola si fa catalizzatrice del cambiamento di Lars e insieme a lui di tutta la comunità e dei rapporti tra le persone, fino al momento in cui finalmente Lars la lascerà andare.

Buona visione!



- Cristina Verga

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