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Ghost in the Shell

" Come sono necessarie numerose parti per fare un corpo umano, ci sono un numero incredibile di cose necessarie per definire completamente un individuo. Un viso per distinguerti dagli altri. Una voce della quale non sei consapevole. La mano che osservi quando ti svegli. I ricordi dell'infanzia, il presagio del futuro. Ma non è tutto. C'è la distesa di dati dell'enorme rete alla quale posso accedere con il mio cervello. Anch'essa forma una parte di me, e dà vita a questa coscienza chiamata "io". E allo stesso tempo mi tiene limitata tra confini prestabiliti."


Anima in un guscio: questa la traduzione (molto approssimativa e poco poetica) del titolo del film. Ed è su questo concetto che si basa lo splendido thriller fantascientifico made in Japan.

L'esistenza dell'individuo incarnata in un corpo/macchina (letteralmente in questo caso) come limite e possibilità di conoscenza e scoperta. Ispirandosi in maniera nemmeno troppo velata a Turing e agli studi sulla mente incarnata tipici dei cognitivisti, l'autore dell'Anime a cui, successivamente, si è ispirato il lungometraggio animato, condensa in meno di due ore le domande esistenziali che da sempre attanagliano l'umanità: chi siamo? I nostri ricordi sono reali? La realtà è tale perché oggettivamente data o perché noi la percepiamo come reale? Può un ricordo plasmare la nostra esistenza?




Nel XXI secolo l'informatica, la robotica e le nanotecnologie hanno fatto passi da gigante, e la gran parte della popolazione è interconnessa alla rete, a cui gli individui possono accedere non soltanto mediante terminali fisici, ma soprattutto in tempo reale attraverso micro-impianti situati nel loro stesso cervello, posizionati alla base del cranio, tra la pelle e la spina dorsale. Questi "cyber-brain" permettono inoltre di utilizzare la propria memoria con la stessa elasticità di quella di un computer, e aumentano di molto le potenzialità della mente umana nell'analisi di dati e nella trasmissione di informazioni. Protesi e innesti robotici, sviluppati per rimpiazzare organi danneggiati o per migliorare le prestazioni del corpo umano, sono la norma, e le persone che si sono sottoposte a tali operazioni sono diventate cyborg, ovvero esseri in parte organici in parte robotici.





È qui che parte la storia di Motoko, protagonista dell'avventura ed ormai quasi completamente robotizzata: responsabile di una squadra antiterorrismo, è impegnata nella ricerca del terribile "Burattinaio", criminale in grado di creare falsi ricordi nelle menti (direttamente connesse ad una specie di internet) dei cittadini, convincendoli a compiere atti criminali.

Quali sono le motivazioni che spingono il Burattinaio? Soldi? Fama? Forse il fatto di potersi definire: se può esistere un'anima senza un corpo, come sarebbe un corpo senza un'anima?


Noi non siamo ciò che appariamo, eppure in qualche modo questo ci definisce: un viso, un profumo, un modo di porci possono essere elementi sufficienti per distinguerci come individui o, scevri da un corpo, rimarremmo comunque "noi"?

Il film non vuole dare risposte, ma mette in scena, oltre alle forti sene d'azione, lunghi dialoghi sul senso umano, sul vivere e sul "sentire/sentirsi" nel senso di percezione della realtà ponendo le giuste domande.




Ghost in the Shell non è "facile": non vi aspettate i classici tempi da film occidentale. L'attesa, il momento, prendono spazio sull'azione. La musica scandisce con precisione e potenza i momenti di vuoto: un vuoto necessario, quotidiano che permette di essere riempito con i propri pensieri.

Il film andrebbe visto in assoluto rigore: lasciate in un'altra stanza gli smartphone e permettete(vi) di assaporare 75 minuti senza che il mondo vi debba tenere connessi, immergendovi appieno nei vostri pensieri.


La immersioni in mare aperto, tanto amate dalla protagonista, sono la perfetta metafora di come questo film vi farà sentire una volta terminato: sommersi di pensieri.

Nel tempo ne sono uscite numerose versioni ma sui principali siti di streaming potrete trovare la versione originale del 1995.

Buona visione!



- Davide Pirola

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