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Adolescenti e rischio suicidario: quando la complessità diventa sofferenza




L’adolescenza è un periodo critico, contraddistinto da sofferenza e disagio che deriva dai forti cambiamenti a livello non solo fisico, ma anche a livello di consapevolezza di sé e della definizione dei propri limiti, ma anche delle proprie risorse.

Ma quali sono gli elementi caratterizzanti questa fase così delicata della vita? Partiamo dalla definizione di adolescenza: è una fase della vita che inizia indicativamente a 11 anni e termina a 19. Viene così suddivisa:

  • 11-14 anni pre-adolescenza (coincide con le scuole medie)

  • 15-19 anni adolescenza vera (coincide con le scuole superiori)

Le tempistiche sono molto soggettive, in quanto variano da individuo a individuo, e in genere con delle differenze significative tra maschi e femmine. L’adolescenza è dunque una fase di transizione, in cui il ragazzo/giovane adulto sperimenta nuovi vissuti e inizia ad affacciarsi a ciò che è la vita adulta vera e propria, con le fatiche che essa comporta. L’adolescente sperimenta il passaggio da fanciullezza ad età adulta. Durante l’adolescenza avviene il consolidamento dell’identità, attraverso i processi psicologici di identificazione e di sperimentazione. La possibilità di frequentare ambienti nuovi, come quello scolastico o sportivo, permette all’adolescente di confrontarsi con i coetanei, sperimentandosi in contesti diversi e stimolanti.

Secondo lo psicologo Erik Erikson, l’adolescenza sarebbe un processo che non si esaurisce in un periodo circoscritto, ma che si protrae per tutta la vita. La sua teoria è lo sviluppo psicosociale, che divide in otto stadi, nei quali è suddivisa la vita umana: al centro di ogni stadio c'è un conflitto psicosociale che l'individuo deve risolvere prima di procedere nello stadio successivo. Deve elaborare il lutto verso gli oggetti di investimento infantili, in primo luogo verso le figure genitoriali, per potersi rendere autonomo da loro ma, allo stesso tempo, ha segretamente bisogno del riconoscimento dell’adulto per sentirsi veramente autonomo. Questa necessità dà luogo a comportamenti contraddittori che vanno da moti di indipendenza e ribellione all’autorità degli adulti, a richieste regressive di attenzione. si crea così una confusione di ruoli, che genera ansia, situazione che a sua volta crea un circolo vizioso da cui è difficile uscire. Secondo il neurologo e psichiatra Frankl, essa sarebbe accompagnata da un senso di frustrazione da parte dell’adolescente.

Il rischio che insorgano patologie psichiatriche in questa fase della vita è molto alto, e per questo occorre individuare precocemente i fattori di rischio, che possono portare anche ad agiti autolesivi e, nei casi più gravi, anche al suicidio.





Il suicidio: qualche dato reale


  • Prevalenza suicidio : 3/100.000 abitanti femmine, 11/100.000 maschi (WHO, 2012)

  • Prima causa di morte in molti Paesi (Francia, Stati Uniti, Nord Europa) nella fascia d’età 15-25 anni

  • L’Italia è un paese complessivamente a basso rischio: seconda causa di morte in Italia dopo gli incidenti stradali per i ragazzi, terza per le ragazze

  • 6 suicidi su10 sono preceduti da un tentato suicidio; il 40% dei ragazzi che tentano il suicidio ripetono il gesto.

Cosa fare per prevenire il suicidio?



Un glossario


  • GESTO O AGITO AUTOLESIVO : deliberata autoesecuzione di un danno fisico con assenza di volontà di morire. Si caratterizza per la messa in atto di comportamenti come ad esempio provocarsi dei tagli: i luoghi più comuni del corpo sono gli avambracci e i polsi.

  • IDEAZIONE SUICIDARIA : pensiero della morte presente in molti adolescenti, i cui contenuti, perseveranza ed invasività vanno indagati, compresi e discussi con l’adolescente per definire il rischio di un agito suicidale.

  • TENTATO SUICIDIO : comportamento fallito di autosoppressione, attuato con mezzi poco lesivi e senza definitiva intenzionalità autosoppressiva.

  • MANCATO SUICIDIO : comportamento fallito di autosoppressione con modalità chiaramente letali e con definitiva intenzionalità suicidaria.

  • SUICIDIO : omicidio di sé stessi. Uccisione del corpo.



Cosa fare per prevenire il suicidio?


È importante, ai fini della prevenzione del fenomeno, mettere in atto strategie di prevenzione, tra cui:

  1. Interventi di formazione per il personale scolastico docente e non docente. Questi programmi si rivolgono al personale della scuola, comprendendo il personale docente e non docente sono mirati ad aiutare il personale scolastico a riconoscere gli adolescenti in difficoltà e a fornire loro un primo aiuto.

  2. Interventi di formazione per figure sociali. Si rivolgono a persone che per la loro professione o attività vengono a contatto con adolescenti. Possono quindi riguardare chi svolge attività nei luoghi frequentati da adolescenti come le parrocchie (personale ecclesiastico) o centri sociali di altro genere, ma anche poliziotti, commercianti, operatori del tempo libero ecc. Anche in questo caso si aiuta ad identificare persone ad alto rischio ed a fornire un primo aiuto.

  3. Interventi di informazione di base sul suicidio dedicati agli studenti, svolti all'interno della scuola. Tradizionalmente agli studenti vengono fornite informazioni sul suicidio, su come riconoscere i segnali di allarme, su come cercare aiuto per sé o per coetanei in difficoltà. Spesso questi programmi comprendono interventi per favorire le relazioni sociali, migliorare l'autostima e contrastare gli stati depressivi. Più recentemente il focus dell'intervento si è spostato da "informazioni sul suicidio" all'analisi, con il gruppo classe, delle difficoltà emotive che precedono le manifestazioni autosoppressive e la possibilità di superarle sia attivando risorse personali che avvalendosi di aiuti esterni.

  4. Programmi di screening. Programmi che prevedono la somministrazione di strumenti di ricerca per identificare i giovani ad alto rischio e favorire un intervento mirato su una popolazione definita.

  5. Programmi per sviluppare "il sostegno" tra coetanei (Peer Support Programs). Sono programmi realizzati in ambito scolastico e non, finalizzati a promuovere e favorire relazioni tra coetanei, migliorare le competenze sociali, favorire il sostegno all'interno di un gruppo, incentivare l'impegno in campo sociale come strumenti per prevenire il suicidio di soggetti ad alto rischio.



Autrice

Dott.ssa Ilaria Capitanio

Psicologa









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